Franco Cardini – Gerusalemme: fosse la volta buona?

Bisogna far attenzione ai segni. Che di solito, in quella che per i cristiani è le Terrasanta e per gli ebrei Eretz Israel, “la Terra d’Israele”, non sono sempre granché buoni. Eppure stavolta potremmo esserci: potremmo risolvere almeno uno dei problemi che la riguarda. E non uno secondario.

Ecco intanto il segno, se non l’auspicio. A Betlemme l’impresa del pratese Giammarco Piacenti, che da tre anni è impegnata nel restauro della basilica della Natività, sta cercando di recuperare quanto più è possibile del mirabile programma musivo che appare tuttavia largamente compromesso da violenze, incendi, terremoti, profanazioni. C’erano migliaia di metri quadri di mosaico: ne resta poco più di un centinaio. Ma ogni tanto si fanno scoperte: come un bellissimo angelo risplendente di colori preziosi di recente venuto alla luce.

L’angelo sembra recare un annunzio che si stenta a credere autentico. Esso riguarda la basilica della Resurrezione di Gerusalemme: quella che per i greci è l’Anastasis e per noi, popolarmente, “il Santo Sepolcro”. Una leggenda risalente al IV secolo, e della quale hanno parlato sant’Ambrogio e l’agiografo Giacomo da Varazze, riferisce che Elena, la pia imperatrice madre di Costantino, si recò verso il 330 a Gerusalemme e con tenacia pari all’autorevolezza riuscì a individuare, sotto certi monumenti pagani che sembravano essere stati eretti per seppellire per sempre le memorie cristiane, i luoghi della crocifissione, della morte e della sepoltura del Salvatore. Pare che già prima di allora esistesse là una memoria di pellegrinaggio. Certo, da allora sorse una splendida basilica destinata a custodire quel che restava del monte Calvario e della tomba di Gesù.

Passarono i secoli. Gerusalemme e il Sepolcro furono occupati e saccheggiati dai persiani sasanidi del Gran Re Kushraw nel 614, riconquistati dal basileus greco nel 614, ripresi dall’imperatore Eraclio nel 628, conquistate nel 638 dal califfo musulmano Umar nel 638. Tuttavia, i seguaci del profeta Muhammad rispettarono la santa basilica e permisero di compiervi il pellegrinaggio a chi dalla Cristianità avesse voluto visitare quei luoghi, pagando un pedaggio nel complesso equo.

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