Mantova, 24 agosto 2107 – E’ stato il cuore della città medievale e rinascimentale, ha ospitato poi il tribunale e le carceri, è stato sede del Comune. Oggi Palazzo del Podestà è solo un grande complesso transennato, nel cuore di Mantova, tra piazza Broletto e piazza delle Erbe. Qualcosa però sta cambiando: inizia il restauro, atteso dal dicembre del 2013, quando il cantiere fu fermato. Dopo il terremoto dell’anno prima, che aveva duramente colpito l’antico edificio, erano stati eseguiti i puntellamenti più urgenti ma i soldi erano finiti.

Ora parte il risanamento vero e proprio, reso possibile dallo stanziamento di 9 milioni di euro da parte del Cipe. La cifra permette di completare un intervento complessivo che sfiora i 23 milioni di euro e che si spiega con le dimensioni e le caratteristiche del palazzo: 7mila metri quadrati, 250 stanze distribuite su otto differenti livelli, alcuni realizzati originariamente nel Duecento, altri giustapposti nei secoli successivi. Si va da un ampliamento del ‘400 alla ristrutturazione seicentesca fino agli abbattimenti operati negli anni Venti dall’architetto Aldo Andreani. Il progetto esecutivo per Palazzo del Podestà prevede un primo step destinato a concludersi entro il febbraio del 2020, trenta mesi che potrebbero essere anche di meno. Lo spera il sindaco Mattia Palazzi, che ha illustrato le grandi linee del restauro. Lo auspicano i responsabili del consorzio toscano incaricato delle opere (la coop Cmsa in società con la Piacenti spa) che sta lavorando dal 2006 all’ampliamento degli Uffizi e ha ottenuto appalti per interventi sulla Reggia di Caserta e su Palazzo Reale a Napoli.

In cosa consisterà il recupero del ‘Podestà’? L’ingegner Sirio Orsi, di Cmsa, durante l’incontro in quella che era la sala dell’Arengario, ha illustrato il piano esecutivo, concordato con la Sovrintendenza. Gli obiettivi sono quattro: la messa in sicurezza con l’eliminazione delle impalcature, la salvaguardia col rifacimento dei tetti, la fruizione e infine il recupero degli interni medievali affrescati, scoperti anche col terremoto (uno, particolarmente raro e prezioso, illustra la concia del maiale) o i disegni lasciati nei secoli dai prigionieri nelle antiche celle.

Il restauro permetterà di collegare il Palazzo del Podestà a quello adiacente della Ragione, sul quale è in corso un intervento parallelo per fare di quest’ultimo una sede di mostre e un grande auditorium.

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