NTERVISTA – Un accordo storico è stato firmato nel settembre 2010 tra le Chiese che condividono la Basilica della Natività a Betlemme, con il patrocinio dell’Autorità Palestinese. Un « Segno dei Tempi », per sua natura stessa, proviene sempre da un’altra volontà per impegnare la nostra ! Oggi, i lavori sono in corso, e molti giornalisti hanno mostrato il loro interesse per questo progetto a lungo atteso. Da parte nostra, abbiamo deciso di intervistare frà Stéphane Milovitch sulle ripercussioni ecumeniche di questo immenso progetto. Frà Stéphane è un francescano della Custodia di Terra Santa, guardiano del Convento di Santa Caterina di Betlemme quando l’accordo fu firmato. Oggi è il guardiano del Convento di San Salvatore a Gerusalemme, ma conserva la missione affidatagli dalla Custodia in quanto « Responsabile Francescano per i Lavori della Basilica della Natività ».
1 . Come, le Chiese che condividono la Basilica della Natività, hanno potuto trovare un accordo per avviare i lavori di restauro della più antica chiesa della cristianità ? E sotto quale direzione questa iniziativa è stata presa ?
E’ l’Autorità Palestinese che ha preso la decisione di avviare i lavori di restauro. In seguito, le comunità sono state naturalmente implicate. Effettivamente, la Chiesa della Natività è una delle più antiche chiese della cristianità. Non ha subito molte trasformazioni o mutazioni. Questa basilica costituisce anche per l’Autorità Palestinese il più grande e più visitato monumento in Palestina. Pertanto, era importante che l’Autorità Palestinese si faccia carico di questo edificio unico.
D’altra parte, la collaborazione tra le Chiese e l’Autorità Palestinese si svolge per il meglio e senza polemiche. Ci sono frequenti riunioni di evaluazione, che riuniscono i responsabili delle tre Chiese che condividono la basilica, ma anche la municipalità di Betlemme e gli ingegneri, sotto la presidenza di Ziad Bandak, ministro, consigliere del Presidente palestinese per gli Affari Ecclesiastici.
2 . Come vede il fatto che questo accordo non è nato dalla volontà delle Chiese che mantengono il luogo ?
Molti sono gli scandalizzati dal fatto che le Chiese non riescano a mettersi daccordo per il restauro della Basilica. Ma, dal mio punto di vista, questo ritardo è provvidenziale. Infatti, se ogni Chiesa avesse potuto fare dei restauri della loro parte, ciascuna di queste Chiese avrebbe sfigurato l’edificio restaurandolo in un modo che non sarebbe stato uniforme. L’edificio avrebbe cosi perso della sua unità. Ed è proprio perché l’edificio ha conservato il suo puro stile bizantino che oggi attira gli architetti, gli esperti e la comunità internazionale.
Prendiamo l’esempio contrario delle chiese in Europa. Esse hanno sistematicamente subito dei restauri che le hanno modificate (abbiamo potuto assistitere alla trasformazione di chiese anticamente bizantine, in stile romanico, poi gotico, poi barocco). Questi restauri erano resi necessari a causa del senso dell’evoluzione delle comunità in Europa.

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