di Barbara Ciolli

L’eccellenza italiana salva la Basilica di Betlemme. Prima in stato di degrado. Adesso pronta a tornare a splendere. Grazie al lavoro di quasi 200 professionisti.

Oro e argento per i raggi di luce, delicate tessere di madreperla per rappresentare i fiori e i monili della Betlemme dell’anno zero.
Il tetto di legni veneziani e turchi è terminato, ora procedono i restauri dei mosaici, poi ci saranno i colonnati e i capitelli.
Il cantiere della Basilica della Natività è un’epifania: i frammenti più puri del Cristianesimo risplendono attimo dopo attimo dal declino di quasi un millennio grazie alle mani degli italiani che hanno accettato la sfida del primo, storico grande appalto del nascente Stato di Palestina.
UN BANDO DELL’ANP. La chiesa simbolo dell’avvento di Gesù è da secoli un grande complesso condiviso da francescani, ortodossi e armeni, come il Santo Sepolcro di Gerusalemme.
Il suo ritorno alla luce è una storia nella storia che rende famosa nel mondo l’azienda pratese Centro restauri Piacenti, vincitrice del bando dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) per i lavori sotto la supervisione dell’Università di Ferrara.

Il titolare Giammarco Piacenti, che con i fratelli ha avuto il coraggio di osare, dice che per Abu Mazen «questa basilica varrà più di un seggio all’Onu».
Dal 2013 trascorre gran parte dell’anno al cantiere, un restyling ormai integrale, ed è anche diventato un prezioso osservatore dei fatti che accadono sul posto.
SFILATA DI LEADER. Ha stretto la mano al Papa, incontrato il premier Matteo Renzi e diverse autorità nazionali e internazionali, la resurrezione della Natività è ora seguita dal Financial Times e dal Washington Post.
Gli ultimi recuperi documentati della basilica risalivano al 1400, al tetto risistemato dai veneziani. «Quando siamo arrivati ci pioveva dentro», racconta a Lettera43.it, «così ci siamo messi a lavorare come ai tempi di Giustiniano». Per riportare la Natività allo splendore bizantino.

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