Bisogna far attenzione ai segni. Che di solito, in quella che per i cristiani è le Terrasanta e per gli ebrei Eretz Israel, “la Terra d’Israele”, non sono sempre granché buoni. Eppure stavolta potremmo esserci: potremmo risolvere almeno uno dei problemi che la riguarda. E non uno secondario.

Ecco intanto il segno, se non l’auspicio. A Betlemme l’impresa del pratese Giammarco Piacenti, che da tre anni è impegnata nel restauro della basilica della Natività, sta cercando di recuperare quanto più è possibile del mirabile programma musivo che appare tuttavia largamente compromesso da violenze, incendi, terremoti, profanazioni. C’erano migliaia di metri quadri di mosaico: ne resta poco più di un centinaio. Ma ogni tanto si fanno scoperte: come un bellissimo angelo risplendente di colori preziosi di recente venuto alla luce.

L’angelo sembra recare un annunzio che si stenta a credere autentico. Esso riguarda la basilica della Resurrezione di Gerusalemme: quella che per i greci è l’Anastasis e per noi, popolarmente, “il Santo Sepolcro”. Una leggenda risalente al IV secolo, e della quale hanno parlato sant’Ambrogio e l’agiografo Giacomo da Varazze, riferisce che Elena, la pia imperatrice madre di Costantino, si recò verso il 330 a Gerusalemme e con tenacia pari all’autorevolezza riuscì a individuare, sotto certi monumenti pagani che sembravano essere stati eretti per seppellire per sempre le memorie cristiane, i luoghi della crocifissione, della morte e della sepoltura del Salvatore. Pare che già prima di allora esistesse là una memoria di pellegrinaggio. Certo, da allora sorse una splendida basilica destinata a custodire quel che restava del monte Calvario e della tomba di Gesù.

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