In un clima di cooperazione fra la Chiesa greco-ortodossa, quella cattolica latina e la armena (cosa che induce ad ottimismo fra i rispettivi fedeli) importanti restauri sono iniziati adesso nell’Edicola del Santo Sepolcro di Gerusalemme, mentre in parallelo a Betlemme prosegue un intervento altrettanto importante nella Chiesa della Nativita’.

Protagonisti coraggiosi di queste imprese sono due esperti molto consapevoli di avere gli occhi del mondo cristiano puntati sul loro impegno e sulle loro capacita’: non solo scientifiche, ma anche diplomatiche ed organizzative, svolte in edifici che continuano infatti a funzionare quotidianamente come luogo di preghiera in zone talvolta conflittuali. Al Santo Sepolcro dirige i lavori la professoressa Antonia Moropoulou (64) dell’Universita’ tecnica nazionale di Atene. A Betlemme – gia’ dal 2013 e probabilmente per altri due-tre anni – l’intervento e’ guidato dall’italiano Giammarco Piacenti (50), coadiuvato da uno staff di decine di specialisti fra cui chimici, miniaturisti, archeologi, architetti, artigiani del legno. L’Edicola che avvolge il Sepolcro vuoto risale a due secoli fa. Col tempo e’ stata afflitta da difetti strutturali e nel 1947 il Mandato britannico la sostenne con travi d’acciaio chiudendola in una sorta di ‘gabbia’. Ma nei decenni seguenti la situazione e’ andata deteriorandosi. ”L’Edicola non era in pericolo, ma lanciava primi segnali”, ha detto Moropoulou all’ANSA. Si trova in un ambiente ”aggressivo” per l’umidita’ prodotta dai milioni di visitatori e per le candele che causano pressioni termiche sul marmo. I fumi poi provocano un accumulo di depositi oleosi. ”La gabbia di ferro – ha osservato – ha fatto il suo tempo”.

In questo contesto i responsabili delle Chiese di Terra Santa che custodiscono il Santo Sepolcro (noto anche come Basilica della Resurrezione) hanno concordato un restauro conservativo che terminera’ nel marzo 2017 per un costo di 3 milioni di Euro.

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