È possibile delineare una future sharing che permetta anche alle aziende di piccole o medie dimensioni di accedere a flussi di informazioni utili e a scambi di conoscenze originali.

L’Italia ha bisogno di crescere. Su questo tutti, o quasi, concordano. È sul come che nascono ampie differenze di vedute. Se ci concentriamo sul ruolo decisivo delle nostre imprese in questa dinamica, occorre cercare di capire come mai alcune di esse raggiungano livelli di eccellenza e siano protagoniste nei mercati internazionali, mentre altre, a parità di condizioni, fanno più fatica. Per quanto possa sembrare audace proporre risposte generalizzate, emergono con una certa ricorrenza alcuni passaggi che accomunano in modo sorprendente storie imprenditoriali anche molto diverse tra loro: per questa ragione la strada della condivisione di esperienze e anche di conoscenze può rivelarsi molto utile ed efficace per guardare al futuro delle imprese che funzionano bene e quindi del Paese.

Il primo è il passaggio per eccellenza: quello generazionale. È stato dimostrato che quando le imprese provvedono per tempo ad una governance della generazione successiva – facendo entrare se necessario anche dirigenti esterni alla famiglia proprietaria – diventano più capaci di innovare e di internazionalizzarsi rispetto alle altre. Il secondo passaggio è quello digitale, termine ultra generico, certo, ma che può aiutare interi settori produttivi a riguadagnare quelle posizioni che merita per tradizione, capacità di innovazione e originalità, riproponendo il made in Italy in modo nuovo ma coerente col suo valore, come mostrano anche i dati più recenti.

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